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25 dic 2006

moltitudini


Correre.

Correre… in conti-Nu-azione.

La rabbia repressa dentro che cresce, muta, si cela dietro piane sembianze.

apparenze celate. Mutamenti ricercati.

frustrazione depressione insuccesso, costanti pressioni. delusioni.

Movimenti incontrollati – piccoli uomini guidati – governati – pilotati.

incessanti (Repliche) di piaceri indotti. De.ja_vu.

sogni rimpiazzati da incombenze necessarie/ “a chi” non lo possiamo capire

domande non pervenute

continuo remare contro… l’io

lontani dall’essere

Spasmi Muti. Per non distogliere l’ insieme.

Concretezza prestabilita – perfezione mai vana?

Per non ferire l’opinione ben_ pensante.

Osservazioni e inquisizioni continue da parte di surrogati mai scelti.

le domande non sono pervenute

accettiamo passivamente un’insieme notoriamente increscioso

viviamo realtà uggiose che denotano inquietudini

occupiamo giorni/mesi/anni

occupiamo?!?

Siamo periodi desideri misure.

siamo Buoni o Cattivi?

Siamo la mano del boiA

Mannaie vogliosE

Fotocopiamoci

arida-mentE

Teniamo pure il secchio lontano dalla fonte

Non trovando l’arcano

Saziamoci con foglie modificate.

“non c’è limite al greggio”

ma…Le domande?

Peggio… siamo occupati… e c’è solo una TV!!!

Io me ne vado… ma dove torno?

Non posso è una domanda_ qui si vendono solo barriere e limiti, confini e ineguaglianze.

Rimanete lontani per favore.

Non vorrete procreare e/o creare.

Sono stanco…vado a letto,

mai senza lottare --- --- -- ---

lottare?!? spero ci sia sempre qualcuno da incolpare

o comprare?

Comprare

Portare

Dare

Non posso darvi le risposte se non arrivano le domande.

Ogni Idea crea un pregiudizio.

Verità taciute.

Tu sei fuoco…io no.

Se cerchi il senso a tutto questo…rimarrai stremato. ma in fondo! che cosa lo ha?

Io sono solo la tua Intima Percezione Sensoriale

Sono il “segreto” celato

in desideri

colpevoli.


19 dic 2006

Nizza


Fumo in continuazione ma l’alba non arriva. È sempre così… i pensieri sbordano. La testa mi fa male, mi si comprime fino all’esplosione. Attimo passato, non ci penso più… mi alzo, per un attimo trovo naturale barcollare… arrivo al davanzale e guardo giù. Non c’è nessuno in strada, solo l’afa e qualche emarginato fanno compagnia al silenzio, che ci avvolge caldi.
Se ci ripenso sono brividi. È assurdo. Sono qui ok, ma la mia testa, il mio spirito e il mio cuore sono incatenati nel passato di una sera con te. Attimi fuggiti e tu non ci sei più. Sei scivolata dalle braccia per confonderti nell’insieme sconosciuto di luoghi a me lontani. Tu te ne sei andata, mentre io sono rimasto. Rimasto là. Fermo, immobile, senza respiro. Vivo nella malinconia di un abbandono, nell’ossessione perduta di un ritorno, nell’attesa costante di rivederti.
Qui è tutto assurdo… sto male, anche questo mondo artificiale che mi circonda, l’avanzare indotto, il procreare nuovi individui, leggi e regole artefatte, il
prototipo di menzogna standardizzato per una massa noncurante, e il tempo… questo tempo bastardo che se ne corre lontano, come te, indifferente, incessante, questo tempo, che sfugge e che si lega allo spazio, per formare il mondo in cui vivi… per darti una sensazione di debolezza, inadeguatezza.
Apro il frigo, prendo l’ultima bottiglia di birra. La mescolo col
whisky e inizio a bere… a berne.
La stanza mi va stretta, il buio, il silenzio, guardo fuori, guardo l’orologio, il tempo passa e io rimango fermo, sento che sto per vomitare… nemmeno mi sforzo… mi accendo un’altra sigaretta. Vorrei morire, non sarebbe male… Mi lascio cadere sul tappeto, inerme.
Mi si crea davanti un’immagine artificiale, un po’ sfocata e lenta. È questo istante, in cui rifletto la tua assenza, in questo momento posso affermare che la mia vita fa schifo, non mi piace, ma questo mondo va avanti lo stesso… senza cogliere il mio rigetto, incurante del mio abbandono.
Forse riesco a dormire, rimango privo di luce.

Quando mi risveglio non va sicuramente meglio, ad essere sinceri non va proprio per un cazzo.
Mi alzo a fatica, e mi accorgo che fuori è l’alba. C’è un po’ di vento che fa girare l’aria, respiro e sento in bocca un sapore che non mi piace. Con indifferenza riconosco la mia immagine allo specchio… non posso rimanere nella stessa stanza di quella persona. Mi lavo la faccia, prendo la giacca ed esco di fretta.
Fuori l’aria e fredda, il sole deve ancora iniziare a scaldare, mi alzo il maglione fino al naso, l’ho sempre fatto fin da piccolo, adoro respirare lì sotto.
Cammino sui marciapiedi con passo veloce, sto scappando da una notte d’inferno, attraverso le strade con fretta, Boulevard Gambetta, Boulevard Victor Hugo, Rue Bottero, Rue des Potiers e poi finalmente lo intravedo…
Il mare, il mio mare, almeno lui c’è sempre…
I vapori caldi di una città che si risveglia, il profumo dolce di pane e croissant, la luce del nuovo giorno che ci anima, le persone che si affrettano indaffarate, la possibilità di correre incontro al mare, adoro Nizza è una città che ti fa sentire la sua anima, soprattutto al mattino. Credo che sarebbe bello se fosse sempre mattina, sempre un risveglio, una riscoperta, la certezza di un nuovo giorno, ora mi viene da chiedermi quanti giorni ho dato per scontati o quanta gente vede l’alba come l’inizio di una nuova “violenza”, lo trovo assurdo, trovo assurdo non gioire di tutto questo… lo ammetto è un periodo di merda, ma non posso rimanere indifferente alla bellezza di un nuovo giorno in questa città incantata, che mi riporterà presto a ricontrarti, che mi riporta il mare… che mi da luce.
Sono un ragazzo in “fuga”, sono uscito dalla mia vita per inseguire sensazioni attenuate da anni passati in schemi e rigidità, sono fuggito dall’Italia, dagli affetti e dalle conoscenze banali, sono andato, senza spiegazioni o annunci, così… con la naturalezza di una foglia che in autunno decide di togliersi dal ramo, senza clamore, arrivando in un luogo che non era un mio spazio, non avevo pensato a questo per me, a dire il vero non avevo pensato a nulla, per la prima volta ho lasciato il fiume scorrere e mi sono ritrovato a vivere la mia vita, come doveva essere,
spogliata dalla banalità, senza l’ordinaria abitudine di cose ripetitive e conosciute, ho rischiato, e lo faccio tutti i giorni, da solo, senza dover chiedere il permesso, senza il sapore acre dell’ipocrisia, senza l’inutile massa di conoscenze vuote, che ti sostengono quando dentro sei privo di tutto quello che ti serve, e cioè del tuo semplice e trasfigurato “io”, ma così unico e fondamentale che non si deve mai, neanche per un attimo mescolarlo alla banalità che questo sistema c’impone… siamo troppo unici e belli per adattarci, per scendere a compromessi… troppo difficilmente complessi per essere snaturati da fredde costrizioni, no. Basta. Ho deciso che lotterò sempre e solo per me, starò dalla mia parte, sempre, anche il giorno in cui tu sarai fuoco… e io no. Non cercherò di piacerti o di affascinarti con recite mediocri e scontate… ma lascerò le cose andare per la loro strada, naturalmente, mi lascerò andare, libero… e se sarà destino ci troveremo… liberi…
Immerso a pieno nei miei folli pensieri di libertà e senza rendermene conto sono sulla spiaggia, c’è una splendida giornata primaverile che sta per venire a salutarci, il cielo terso/pulito/limpido si mescola con l’azzurro lucente di questo mare incantevole, e attende inebriato l’immediato arrivo del sole. È tutto stupendo, ma mi prende un attimo di tristezza, non voglio passare un altro giorno senza scorgere il tuo sguardo, non voglio un’altra notte d’inferno immerso nel dolore che mi hai lasciato andandotene via così… senza una parola. C’è una continua evasione di respiri vitali da luoghi amici… è pazzesco.
Mi chino, ormai ho i piedi in acqua, raccolgo una conchiglia che aveva da tempo attirato la mia attenzione, la metto in tasca, mi volto e per un attimo mi assalgono forti brividi, è un secondo ma non mi molla…

“Mi manchi” ho deciso di dirlo, ad alta voce, scrutando il mare.

“Ho una cosa per te, ora, ho deciso che oggi te la farò avere!” sempre più deciso.

“Oggi lo dedico a te.”

Mi volto e parto alla ricerca, potresti essere ovunque, ma non m’importa. Ci sei e questo è importante. Importante per me.

18 dic 2006

traMonto


Aspetta

aSpetta ancora

non uscire. Osserva il tempo.

Spostandosi,
in che realtà percepisci lo sforzo.
Il finto credere / il vero sommerso nell’inutile / non hai la forza per baciarmi ora.
Mai più Sdraiati. o spogliati.

“E vivimi cazzo”

Non lasciare il tempo sulla mia pelle,
porteremo oppressione/pianti
Violenteremo il mondo di Giallo,
impiccati alle nuvole
guarderò solo te, tu…

Nitida/ chiara/ pulita.
(Morta/defunta/perduta)

Cadi e volerai, sospesa tra l’adesso e infiniti momenti passati ad attendere un accaduto remoto.

Ma dove vuoi andare donna, sei la coscienza del peccato!

Versando lacrime mi hai asciugato il cuore.
Finirai… realtà non pervenuta,
resterai una contrazione dilatata
lama/bruciore/ingiustizia
poi… chiuderò gli occhi
e arriverò lontano

laSciando(ti)mi andare…

un porto un sapore
io senza memoria…
ho trovato la fine della storia.
addio fARFALLA.
io mi fermo. per continuare

in questo tRamoNto

trOvo

un frutto dElizioSo.

12 dic 2006

inverno

Sono l’estensione naturale di questa pioggia che scende fredda, mi scivola addosso, dentro, nell’anima, cola dalle braccia, allungandole, dalle labbra, rubando pensieri. Dai capelli…

M’inabisso, scroscio su ogni cosa, m'infrango e accarezzo,
arrivo su di te con una dolcezza ghiacciata.

Io sono l’Acqua.

Non cercare il mio sguardo.
Lasciami in frantumi su questi scogli, allontanati, non voglio attraversarti.

L’accrescimento del mio spirito parte dai tuoi occhi.

Dilato le mie percezioni.

I miei piedi nudi si fondono con la sabbia fredda in un perverso gioco d’amore.
Il temporale insiste, mi seduce, incatenandomi a questo scorcio di eternità.
Il freddo ti porta lontano da me.

Non vivrò mai più,
resterò l’immagine di un inverno che ormai hai dimenticato

una cartolina in bianco e nero, un grido muto
che frantuma le tue lacrime
prive ormai del dolore che le ha generate.

Tu non lo sai,
ma sono con te
mi tuffo nel tuo mare
negli abissi delle tue dolci follie
sono con te quando ti scontri con inevitabili paure
sono nell’incertezza, nella finta solitudine
nelle decisioni difficili di notti ingannevoli
sarò lenzuola sconosciute
e tazze di the caldo in mattine passate a riordinare la vita.

Amplifico ogni mio gesto
per offrirlo all’eternità dei nostri incroci.

02 dic 2006

paint in black

Là c'è una porta rossa, la vorrei tinta in nero, niente colori tutto dipinto di nero.

Io volterò la testa fin quando arriva il nero.

Là c'è una fila di auto… e sono tutte nere,

coi fiori e col mio amore che non tornerà più.

Io se mi guardo dentro vedo il mio cuore nero,

poi forse sparirò e non dovrò più affrontare la realtà,

come si fa ad affrontare le cose, se tutto il mondo è nero…?